I vulcanelli di fango, o “salse”, sono fenomeni pseudovulcanici che consistono nella risalita spontanea in superficie, dagli strati sedimentari profondi, di idrocarburi misti ad argille, fango liquido ed acqua salata che, accumulandosi, formano un’emergenza conica intorno al cratere circolare. La risalita spontanea avviene, sotto la spinta di idrocarburi gassosi, attraverso profonde fratture che interessano gli strati sotterranei di argilla impermeabile e che consentono il passaggio dei fluidi. Analisi micropaleontologiche effettuate presso l’Istituto di Geologia dell’Università degli Studi di Camerino fanno risalire le argille emesse dal vulcanello di fango di Pineto, al Pliocene superiore – Pleistocene inferiore (circa 1,7 – 2 milioni di anni), confermando la loro provenienza dagli strati sedimentari profondi. Nella risalita, oltre all’argilla, al fango ed all’acqua salata possono essere trascinati in superficie anche frammenti fossili animali e vegetali provenienti dagli strati argillosi profondi. Le prime notizie sui vulcanelli di fango della provincia di Teramo, risalenti al 1804, sono state fornite dallo studioso Luigi Ercole, che nella sua opera “Dizionario Topografico Alfabetico Portatile della provincia di Teramo”, riporta che “in mezzo alla pianura verso l’Est di Mutignano va sorgendo un Colletto Conico da un piccolo pantano d’acqua torbida di argilla sciolta, che bollendo ad intervallo di circa un minuto erutta il limo all’intorno, da cui il Cono va sensibilmente innalzandosi, essendo già dell’altezza di dieci palmi all’incirca su di una base di quasi cento palmi di diametro. Il principio di tal fenomeno non è che di circa quarant’anni. Nella bocca, che ha il diametro appena di due palmi, si sono profondate delle pietre e anche Pertiche quindici palmi lunghe, che sono rimaste ingoiate senza impedimento. Raccolta in apparecchi propri l’aria, che si sviluppa, si è trovata effes aria pura infiammabile, senz’altra sostanza, non avendo fatto alcun mangiamento all’acqua di calce & c. All’Est, e Sud di questa bocca si trovano altre moltissime piccole eruzioni della stessa Natura”. Successivamente, nel 1854, il naturalista teramano A. Amary, in una breve monografia dal titolo “Storia naturale inorganica della provincia teramana”, fornisce una descrizione di questo affascinante fenomeno: “nel comune di Atri sotto Mutignano alle falde di Collemarino sulla sponda del fosso Calvano mezzo miglio lontano dal mare in un terreno argilloso vi è un bollitoio, (…). Questo bollitoio è composto di un cono primario e di un altro più piccolo secondario addossato al Nord del primo; il primario più antico è alto tre palmi, e l’altro di recente formazione due palmi. Il diametro del cratere del primo è di un palmo in circa, e poco più angusto quello del secondo. (…). Intorno a questi coni argillosi vi è uno spazio quasi circolare del maggior diametro di 30 piedi tutto ricoperto di argilla finissima e biancastra con efflorescenza di sale comune, e privo affatto di ogni vegetazione. Gorgoglia continuamente in questi crateri un liquido argilloso coni sviluppo di sostanza gassosa. Quando la forza di espulsione aumenta quest’acqua fangosa si versa dalle aperture, e scorrendo lungo i coni nel suolo adiacente si spande, se maggiormente infuria schizzi di acqua di fango ed ampolle gassose si sollevano mentre che la corrente argillosa aumentandosi, giunge ad intorbidare le limpide onde di un ruscelletto che lentamente scorre nel contiguo fosso di Calvano. Chi ha palpitato sul cratere d’igneo vulcano al vedere queste lave di fango e non di fuoco, queste ampolle gassose e getti di acqua in vece delle bombe infuocate e delle rumoreggianti saette, ne rimane attonito contemplando come natura con due opposti mezzi acqua e fuoco vale a produrre fenomeni analoghi di espulsione.” Tuttavia, il primo censimento dei vulcanelli di fango della provincia di Teramo è stato realizzato solo diversi anni più tardi, nel 1954, dal geologo Bonasera dell’Università di Camerino, che ha individuato e descritto ben 27 emissioni pseudovulcaniche, situate nelle valli del Vomano, del Piomba, del Fosso Foggetta e del Vibrata, delle quali 14 nella zona di Pineto-Mutignano, tra cui il noto Cenerone: “(…) Il n°4 costituisce il noto Cenerone di Atri (per il fatto che fino al 1929, anno in cui fu costituito il comune di Pineto, era situato nel comune di Atri). L’Amary ne ha lasciato una buona descrizione. Su un “piano della salsa” di vaste proporzioni si stende, invaso di graminacee (soprattutto Lolium) il “campo della salsa”, delle dimensioni di m15x10, con un grosso scolo emuntore in direzione nord-sud. Il 7 agosto 1951 vi ho riscontrato un cono fangoso allungato da nord a sud per circa 10m, sulla cui sommità si apriva un orifizio a stagno, delle dimensioni di circa m 2,70 x 2,50 ripieno di fanghiglia grigiastra ribollente. Ritornato a compiervi un sopraluogo il 25 settembre 1953 ho trovato sul cono fangoso, sempre allungato in direzione sud, ma per soli 5-6 metri, l’orifizio a stagno delle dimensioni di circa m 3,50 x 2,70, cioè ampliato. Il 7 agosto 1951 con una temperatura dell’aria di 32° la temperatura del fango era di 27°; il 25 settembre 1953 rispettivamente 21,5° e 20,5°. Localmente si ricorda che si sono avuti e si hanno, di tanto in tanto, periodi di notevole attività lutivoma del vulcanello, senza peraltro poter fornire precisi riferimenti cronologici. Si tratta di vulcanelli sempre con debole attività lutivoma (in stato crinoide; III fase), ad eccezione del Cenerone di Atri che ha avuto ogni tanto manifestazioni notevoli.” Nel corso degli anni le emissioni fangose hanno subito un’intensa riduzione, per quanto riguarda il numero di vulcanelli presenti, nonché la loro attività, infatti studi recenti riportano per la provincia di Teramo solo 5 vulcanelli di fango, testimoniando il progressivo esaurimento di questi pozzi, in parte provocato da attività umane, dal momento che spesso i campi occupati dalle salse vengono utilizzati a scopo agricolo. Nel territorio di Pineto-Mutignano è oggi attivo, oltre al Cenerone, un altro vulcanello, di piccole dimensioni, situato lungo il Fosso Foggetta. Tuttavia, dei vulcanelli di fango della provincia di Teramo, solo il Cenerone di Pineto ha conservato fino ad oggi una intensa attività lutivoma, che continua ha suscitare l’interesse e la curiosità degli studiosi e di numerosi visitatori.

La vegetazione del Cenerone

Il fango freddo, ricco di sali, si deposita intorno al cratere del vulcanello ed opera un effetto di selezione sulla vegetazione, consentendo la crescita a specie adattate a condizioni di elevata salinità. Infatti si trovano specie, come l’astro marino (Aster tripolium), l’erba corregiola, (Atriplex patula), l’orzo marino (Hordeum marinum), tipiche di suoli salati e sabbiosi. In situazioni naturali, le specie vegetali che circondano i vulcanelli di fango, si collocano secondo caratteristiche. La disseminazione del materiale asportato altera la normale deposizione dell’argilla salata, determinando, nel terreno circostante, un mosaico di zone a differente grado di salinità e, di conseguenza, la colonizzazione a chiazze di vegetazione alofila, intervallata a specie di terreni sabbiosi e argillosi come la spergularia (Spergularia rubra) e la gramigna comune (Elytrigia repens). Il passaggio delle ruote dei mezzi agricoli dà luogo, nelle vicinanze del vulcanello, a delle depressioni nelle quali il ristagno di acqua determina la colonizzazione da parte di specie di ambienti umidi, come la lappolina (Coronopus squamatus) e l’erba pecorina (Potentilla reptans). Nelle porzioni più esterne rispetto al cratere del vulcanello, sono invece presenti specie erbacee tipiche di ambienti ruderali e di incolti come il loglietto (Lolium perenne), il Lotus glaber e la Phalaris paradoxa. Varie specie rinvenute nei dintorni del vulcanello sono classificate come ‘non comuni’ nella Flora d’Abruzzo, inoltre una di queste risulta iscritta nella Lista rossa regionale delle piante d’Italia.

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Mappa vulvanello