Le Grotte “li muri” sono raggiungibili attraverso una ripida gradinata a circa 800 metri da porta Macelli. L’ingresso è posto a Nord – Ovest; provenendo dal centro storico, in zona caserma dei carabinieri, si deve imboccare la prima strada a destra. Da lì è molto semplice continuare da soli grazie ai cartelli.
Si tratta probabilmente delle prime abitazioni scavate nella roccia dagli originari frequentatori della zona. In seguito, in epoca romana, sembra che siano state utilizzate per realizzare una cisterna per la raccolta delle acque filtranti, come risulterebbe dall’utilizzo dell’ opus signinum. Secondo l’Archeoclub locale si tratterebbe di un enorme complesso industriale di età romana. Infatti, Atri era famosa in quel periodo soprattutto per il commercio del lino. Le pareti presentano anche i caratteristici cordoli, tipici delle cisterne romane. Le grotte non sarebbero altro che un’enorme vasca in cui si lasciava questo filato a macerare. Mentre, le piccole aperture in fondo, ai grandi saloni, non erano altro che sfoghi per le acque reflue dopo il complesso ed ingegnoso sistema di macerazione. A quanti obiettano questo sistema si ricorda che in altri siti cittadini si possono rinvenire sistemi di canalizzazione e raccolta delle acque di alta ingegneria, come le fontane archeologiche (kanat) ed il sistema di raccolta e trattamento di potabilizzazione rinvenuto recentemente presso il Palazzo D’Acquaviva. Ma la dottrina più accreditata vuole che le grotte costituissero una grossa riserva d’acqua, mantenuta a bassa temperatura grazie alla posizione interrata.
All’ingresso vi è una sala scavata nella viva roccia, collegata ad altre di eguale e minore ampiezza, intersecate da stretti cunicoli, sempre più bassi ed oscuri via, via che ci si allontana dalle aperture.
Il complesso fin’ora esplorato ha una forma grosso modo trapezoidale, con una superficie di circa 700 mq disposto su tre piani. Particolarmente interessante risulta l’aspetto planimetrico con un corpo di gallerie più ampio (quattro navate e tre gallerie) ed uno ristretto (due gallerie principali e sette laterali, dette “le grotticelle”), che porterebbe denunciare successive riprese dei lavori e con buona probabilità la funzione collaterale di cava.
La legenda narra che le grotte, avendo cinque entrate e cinque uscite, sarebbero in realtà l’estensione della mano di S. Reparata che, durante un terribile terremoto, tenne fra le sue mani la città di Atri impedendole di crollare.

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