Cosa sono i Calanchi: Genesi di una Meraviglia

www.calanchidiatri.it

I Calanchi di Atri sono un fenomeno geomorfologico erosivo provocato dall’acqua, tipico del clima mediterraneo. Perché si formi un calanco sono necessarie alcune condizioni: terreno prevalentemente argilloso ma con una certa percentuale di sabbia, versanti con pendenza elevata ma non eccessiva, esposizione preferibilmente a sud, suolo sottile e clima caratterizzato da fenomeni temporaleschi e stagioni secche. L’argilla è un terreno formato da particelle microscopiche di forma lamellare, che aderiscono fra loro. Quando l’argilla è asciutta, il terreno diventa secco e pulverulento, con crepe e fessure sulla superficie; quando è bagnata diventa “plastica” e può essere facilmente modellata con le dita. I minerali che la compongono contengono poche sostanze nutritive facilmente utilizzabili dalle piante, che attecchiscono faticosamente. Su un terreno argilloso secco e fessurato, l’impatto violento delle gocce d’acqua di un temporale provoca la disgregazione di piccole particelle di terra; se la pendenza è abbastanza elevata l’acqua scorre velocemente in superficie e nelle fessure, asportando ulteriori particelle e creando una serie di rigagnoli (ruscellamento). Se le condizioni sono favorevoli, la velocità di erosione è superiore a quella di pedogenesi (cioè alla formazione di suolo adatto ad ospitare vegetazione). Il terreno si spoglia rapidamente del suolo, i rigagnoli s’ingrandiscono e si approfondiscono (erosione per fossi), aumentando di numero fino a disegnare un fitto reticolo idrografico in miniatura, con vallecole dai fianchi ripidissimi in cui l’erosione di fondo è più veloce di quella laterale (calanco). Le particelle di argilla erose dall’acqua, che sono piccole e leggere, si accumulano alla base del calanco e vengono trasportate dai corsi d’acqua fino al mare. Nella parte alta del calanco, invece, la pendenza è così elevata che il terreno argilloso non può essere stabile: piccole frane si staccano continuamente, provocando l’arretramento del calanco fino alla sommità della collina.

Il Margine

Nella parte alta del calanco si trovano specie appartenenti alla vegetazione naturale della collina, rappresentata da piccoli lembi di boschi termofili. Alcune specie presenti sono sfuggite alle vicine colture, come l’Erba medica e la Sulla. Non mancano il Carciofo selvatico, la Liquirizia (utilizzata nell’industria alimentare fin dal 1811) ed altre specie più esigenti. Tra le piante che vivono al margine dei calanchi vi sono anche specie arbustive come la Ginestra, lo spinoso Prugnolo selvatico, la Rosa canina, l’Olmo ed il Biancospino.

Le Pareti calanchive

Sulle austere e ripide pareti prevalgono le specie xerofile, abituate a climi caldi e molto secchi, e le specie che si sono meglio adattate alla dura vita sui calanchi, grazie agli esili fusti, alla spinosità e all’imponente apparato radicale. Numerose le graminacee, piante poco esigenti in grado di ovviare con gli esili fusti alla perdita eccessiva di liquidi causata dalla siccità, tra cui spiccano la Gramigna litorale e la Grattalingua. Da segnalare anche la Tamerice e il Cappero, che con le sue lunghe e robuste radici è un colonizzatore delle aride pareti dei calanchi.

Il Fondovalle

Nelle zone alla base degli impluvi calanchiferi, in cui si raccolgono le acque dei vari bacini e ci sono uno scarso irraggiamento solare e un’elevata umidità relativa, si incontrano specie idrofile quali la Canna di Plinio, la Carota selvatica e il Trifoglio irsuto. All’interno della Riserva non mancano specie arboree ed arbustive come la Sanguinella e la Roverella, che a volte costituisce delle piccole comunità che racchiudono al loro interno specie più ombrofile quali il Vischio guercino e l’Asparago selvatico. Nei fondovalle ritroviamo specie arboree tipiche di comunità riparali come il Pioppo bianco, il Pioppo nero ed il Salice bianco.

La Fauna

Nella Riserva dei Calanchi sono presenti alcune specie faunistiche di rilevante importanza. Tra gli uccelli, oltre a piccoli passeriformi come la Sterpazzola, l’Occhiocotto e il Canapino, è possibile osservare numerosi rapaci (Poiana, Gheppio e Sparviero) che nidificano con alcune coppie. Nei pressi della Riserva sono stati segnalati il Falco lanario e il Falco pellegrino. Tra i rapaci notturni, nei ruderi di alcune case coloniche e nelle cavità di grandi alberi nidificano il Barbagianni, la Civetta, l’Allocco e l’Assiolo. Nei periodi di migrazione è possibile osservare l’Albanella reale e l’Albanella minore. Tra i rettili segnaliamo il Cervone, la Biscia dal collare e l’Orbettino, tra gli anfibi il Rospo smeraldino dalla livrea pezzata. Sono presenti numerosi mammiferi: Volpe, Riccio, Talpa, Lepre, Donnola, Faina, Puzzola, Tasso, Quercino e Moscardino. Uno studio condotto nel 2004, ha inoltre rilevato, in Riserva, la presenza di ben 13 specie di chirotteri (pipistrelli) e micromammiferi, a testimonianza dell’elevata naturalità dei luoghi. L’Istrice, simbolo della Riserva, è segnalato nell’area da oltre venticinque anni, nonostante le sue abitudini notturne e il carattere fortemente elusivo.

La Flora

Nel 1979, i Calanchi sono stati dichiarati biotopo di rilevante interesse vegetazionale, dalla Società Botanica Italiana. Nonostante la presenza dei calanchi possa far pensare ad un ambiente difficile per la vita delle piante, la Riserva ospita numerose specie. Alcune aree boschive sono localizzate lungo i corsi d’acqua e sono costituite da Salici (in particolare Salice bianco) e Pioppo bianco, con Sambuco e Vitalba. Nel Fosso La Plaia si trova un denso popolamento di Frassino. Attorno ai laghetti artificiali si osserva la presenza di specie idrofile come la Tifa, l’Equiseto, la Canna di palude e la Lenticchia d’acqua. Alcuni terreni, un tempo coltivati, sono stati ricolonizzati da arbusti come il Prugnolo, la Rosa selvatica, il Biancospino, la Sanguinella, il Rovo e l’Olmo campestre. Dove l’espansione è più avanzata si è creata una macchia fatta di Roverella e Pino d’Aleppo misti a Rosmarino, Ulivo, Sorbo domestico, Asparago e Vischio quercino, spesso ricoperti dall’Edera. Altre aree sono occupate da recenti rimboschimenti effettuati con Leccio, Pino nero e Pino d’Aleppo. Sui calanchi l’insediamento della vegetazione è arduo: le aride argille sono ravvivate da Cappero, Carciofo selvatico e Gladiolo selvatico. Sui suoli sovrastanti i calanchi si insediano la Tamerice, la Ginestra odorosa e, utilizzata nell’industria alimentare fin dal 1811, la Liquirizia.